«Non è la teoria l’essenziale, ma il programma pratico.» — Y.H. Brenner

Informazione israeliana in lingua italiana dal 7.10.2023

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Fronte Iran/

Ultima ricezione 21:25

L’Iran punta a diversificare la sua geografia energetica dal Golfo al Mar Caspio

L’Iran prova a ridisegnare la propria geografia energetica, spostando una parte crescente dell’attenzione dal Golfo Persico al Mar Caspio.

Per decenni il cuore dell’industria petrolifera e del gas iraniana è rimasto concentrato nel sud del Paese, vicino allo Stretto di Hormuz. In tempo di guerra, però, questa concentrazione rappresenta una vulnerabilità evidente: giacimenti, terminali, raffinerie e rotte delle petroliere si trovano nello stesso teatro operativo.

Teheran sta quindi riattivando la piattaforma semisommergibile Amir Kabir, costruita in Iran da Sadra e destinata alle esplorazioni in acque profonde del Caspio. La piattaforma può operare in quasi 1.000 metri d’acqua e perforare fino a circa 6.600 metri sotto il fondale. In passato era già stata utilizzata nell’area di Sardar-e Jangal.

Le attività esplorative stanno riprendendo nel Blocco 18 e al largo della provincia di Gilan, mentre nuovi lavori sismici nel Golestan potrebbero portare a ulteriori perforazioni.

Il Caspio non può sostituire nel breve periodo gli enormi giacimenti meridionali iraniani. Ma questo non sembra essere l’obiettivo immediato.

Anche una produzione relativamente limitata nel nord permetterebbe infatti all’Iran di rifornire industrie e province settentrionali senza dipendere completamente dalle infrastrutture del Golfo. Significherebbe inoltre costruire una seconda rete di porti, mezzi di supporto, cantieri, personale specializzato e infrastrutture energetiche lontane dal principale fronte marittimo.

C’è poi la dimensione geopolitica.

Sul Caspio l’Iran confina con uno spazio energetico che comprende Russia, Azerbaigian, Turkmenistan e Kazakhstan. Teheran potrebbe ampliare gli accordi di scambio energetico con questi Paesi e, in prospettiva, cercare nuovi collegamenti con le reti euroasiatiche.

Il ritorno operativo della Amir Kabir ha quindi anche un significato industriale: mantenere all’interno del Paese competenze nella perforazione offshore profonda, personale tecnico, capacità di manutenzione e infrastrutture navali.

Non è ancora una vera alternativa allo Stretto di Hormuz.

È però l’inizio di una strategia di dispersione: meno dipendenza da un unico teatro geografico, più connessioni con l’Eurasia e una struttura energetica potenzialmente più difficile da paralizzare attraverso una sola campagna militare o un blocco marittimo.

La guerra, invece di restringere la mappa energetica iraniana, potrebbe quindi accelerarne la diversificazione.
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Iran-Austria, nuova crisi diplomatica sul nucleare

Teheran ha convocato l’incaricato d’affari austriaco dopo che Vienna ha rifiutato di concedere i visti alla delegazione iraniana, impedendo al capo del programma nucleare dell’Iran di partecipare a una riunione dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica nella capitale austriaca.

Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha definito la decisione «completamente ingiustificata», accusando direttamente gli Stati Uniti di aver esercitato pressioni sull’Austria.

«È chiaro per noi che questo incidente è avvenuto sotto pressione americana, ma ciò non solleva il governo austriaco dalle proprie responsabilità», ha dichiarato Baghaei.

La convocazione del diplomatico austriaco aggiunge così un nuovo elemento di tensione allo scontro internazionale sul programma nucleare iraniano, proprio a Vienna, sede dell’AIEA e tradizionale centro dei negoziati sul dossier atomico.
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Stretto di Hormuz: prime notizie di una petroliera emiratina colpita da proiettili iraniani

Prime segnalazioni riferiscono che una petroliera degli Emirati Arabi Uniti sarebbe stata colpita da proiettili iraniani mentre si trovava nello Stretto di Hormuz.

Al momento non sono disponibili informazioni confermate sull’entità dei danni, sulle condizioni dell’equipaggio o sulla dinamica dell’episodio.
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L’Iran nega la presenza di membri delle Guardie Rivoluzionarie nelle gallerie di Ali Taher

L'agenzia di stampa iraniana Pars nega le notizie secondo cui membri delle Guardie Rivoluzionarie sono stati catturati nel complesso sotterraneo nella catena montuosa di Ali Taher. Secondo la versione iraniana, nelle due gallerie attaccate c'erano solo 48 membri di Hezbollah, di cui 8 sono stati uccisi.
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L'Austria nega l'ingresso al capo dell'energia nucleare iraniana a Vienna su pressione Usa

Inoltrato da Lion Udler

Muhammad Eslami, il Capo dell'Organizzazione per l'Energia Nucleare Iraniana, è stato impedito di partecipare alla Conferenza Generale dell'AIEA (Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica) a Vienna, dopo che l'Austria gli ha negato l'ingresso a seguito di pressioni da parte dell'amministrazione Trump.
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Una fazione oltranzista avrebbe attaccato le navi nello Stretto di Hormuz alle spalle della stessa leadership iraniana, facendo saltare il fragile accordo raggiunto con gli Stati Uniti

Secondo una ricostruzione del New York Times, citata dal Times of Israel, gli attacchi del 6-7 luglio contro tre navi commerciali — tra cui una petroliera per il trasporto di gas qatariota — non sarebbero stati autorizzati né dal presidente Masoud Pezeshkian, né dal Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale e, fatto ancora più significativo, neppure dal comandante dei Pasdaran Ahmad Vahidi.

Pezeshkian, che si trovava in Iraq, sarebbe rientrato furioso a Teheran chiedendo spiegazioni direttamente a Vahidi. Il comandante dell’IRGC avrebbe negato non soltanto di aver autorizzato l’operazione, ma persino di esserne stato informato preventivamente.

Gli attacchi provocarono la risposta americana e contribuirono a far naufragare il Memorandum d’Intesa firmato il 17 giugno tra Washington e Teheran.

L’indagine interna iraniana avrebbe individuato dietro l’operazione Hossein Taeb, potentissimo ex capo dell’intelligence dei Pasdaran, oppositore dell’accordo con Washington e recentemente nominato alla guida dei Basij.

Il caso avrebbe provocato uno degli scontri interni più violenti degli ultimi anni ai vertici della Repubblica Islamica, con diversi funzionari che avrebbero persino minacciato le dimissioni.

Sul fondo emerge inoltre un problema ancora più profondo: il vuoto di potere attorno alla Guida Suprema Mojtaba Khamenei, che non appare pubblicamente dall’inizio della guerra. Alcuni funzionari iraniani avrebbero persino espresso dubbi sull’autenticità di dichiarazioni attribuitegli.

Se la ricostruzione fosse confermata, mostrerebbe un regime nel quale differenti centri di potere armato possono arrivare a condurre operazioni strategiche nello Stretto di Hormuz senza l’autorizzazione della leadership politica e militare, sabotando direttamente la politica estera dello Stato.

Non soltanto una lotta tra “moderati” e falchi, dunque, ma una questione molto più pericolosa: chi comanda realmente oggi nella Repubblica Islamica?
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Iran: Claude utilizzato per attività di intelligence contro Israele e le comunità ebraiche nel mondo

Emergono ulteriori dettagli dal rapporto pubblicato da Anthropic sull’utilizzo illecito della sua intelligenza artificiale Claude.

Secondo l’azienda, un soggetto legato all’Iran avrebbe utilizzato Claude per sviluppare un sistema automatizzato di raccolta e analisi di informazioni provenienti da fonti pubbliche, destinato alla creazione di profili individuali.

Il sistema sarebbe stato impiegato per monitorare centinaia di persone in Israele e appartenenti alle comunità ebraiche della diaspora, includendo sia soggetti governativi sia persone e organizzazioni non governative.

Non si sarebbe trattato soltanto di interrogazioni occasionali: Claude sarebbe stato utilizzato per contribuire alla costruzione di un vero processo automatizzato di raccolta, organizzazione e profilazione delle informazioni.

Anthropic ha inoltre riferito che lo stesso soggetto legato all’Iran avrebbe impiegato Claude in un’attività distinta per modificare del malware precedentemente sviluppato, con l’obiettivo di renderne più difficile l’identificazione da parte dei sistemi di sicurezza.

L’azienda ha bloccato gli account coinvolti e ha condiviso le informazioni raccolte sull’operazione con le autorità competenti.
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Stretto di Hormuz: nave colpita durante il transito

UK Maritime Trade Operations (UKMTO) ha confermato un nuovo attacco contro una nave in transito nello Stretto di Hormuz.

Secondo l’avviso dell’autorità britannica per la sicurezza marittima, l’imbarcazione è stata colpita da un proiettile di natura al momento non identificata.

Non sono ancora disponibili informazioni sulle condizioni dell’equipaggio, sull’entità dei danni riportati dalla nave o su un eventuale impatto ambientale.

Le autorità stanno indagando sull’incidente e UKMTO ha invitato le navi presenti nell’area a transitare con la massima cautela.

Al momento UKMTO non ha attribuito formalmente l’attacco all’Iran.

L’incidente rappresenta un’ulteriore escalation nello Stretto di Hormuz, già al centro dello scontro tra Iran e Stati Uniti e attraversato negli ultimi giorni da una serie di attacchi contro il traffico marittimo.
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Scontri in Iran: violenti combattimenti nella provincia di Sistan e Balucistan

Inoltrato da Gog & Magog · Gog & Magog · Gog & Magog · Gog & Magog · Gog & Magog · Gog & Magog · Gog & Magog · Gog & Magog

- Scontri in Iran: violenti combattimenti nella provincia di Sistan e Balucistan

Oggi, nella provincia iraniana del Sistan e Balucistan, si sono verificati duri scontri tra le forze di sicurezza del regime e un gruppo di uomini armati non identificati.
Durante i combattimenti, durati più di 9 ore, sono state utilizzate armi pesanti, lanciagranate anticarro (RPG) e droni da ricognizione.
I media locali e internazionali riportano un bilancio provvisorio di decine di morti e feriti tra i militari e le forze di sicurezza di Teheran. Le autorità governative hanno invece dichiarato di aver neutralizzato ed eliminato 5 combattenti del gruppo armato.

Fonte: Tgp News
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Iran e monarchie del Golfo: Abu Dhabi apre al dialogo, il Bahrain chiude la porta

Emergono due approcci molto diversi nei confronti dell’Iran mentre continua la guerra in Medio Oriente.

A New Delhi, a margine del vertice BRICS, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha incontrato il principe ereditario di Abu Dhabi, Khaled bin Mohammed bin Zayed Al Nahyan. L’incontro è stato confermato dall’ambasciata iraniana in India, che ha diffuso anche una fotografia del colloquio.

Il contatto è politicamente significativo perché avviene nonostante le profonde divergenze tra Emirati Arabi Uniti e Iran sulla guerra e mentre Teheran tenta di mantenere aperti canali diplomatici con gli Stati arabi del Golfo.

Completamente diversa la posizione del Bahrain.

Manama ha annunciato che non parteciperà ad alcun incontro con l’Iran dedicato alla situazione nello Stretto di Hormuz fino a quando non saranno ristabilite le relazioni diplomatiche tra i due Paesi.

Il Bahrain aveva interrotto i rapporti con Teheran nel 2016, seguendo l’Arabia Saudita dopo l’assalto alle sedi diplomatiche saudite in Iran. La posizione di Manama è oggi ulteriormente irrigidita dal conflitto: il Paese è stato bersaglio di attacchi iraniani con missili e droni dall’inizio della guerra tra Iran, Stati Uniti e Israele a febbraio.

Si delineano quindi due strategie nel Golfo: Abu Dhabi mantiene aperto il canale politico con Teheran, anche nel pieno della guerra; il Bahrain considera invece impossibile discutere persino della sicurezza di Hormuz senza una preventiva normalizzazione dei rapporti diplomatici.

Una divergenza tutt’altro che secondaria, perché riguarda proprio lo Stretto di Hormuz, uno dei punti nevralgici dell’intero confronto con l’Iran.
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Il Presidente iraniano Masoud Pezeshkian

Inoltrato da Lion Udler (Lion Udler)

Il Presidente iraniano non ancora eliminato , Masoud Pezeshkian:

Gli Stati Uniti non possono costringere il popolo iraniano a capitolare attraverso l'intimidazione, quindi vogliono farlo privandoli dei mezzi di sussistenza e dei beni di prima necessità.

Se sono uomini di guerra, che combattano le forze armate. Cosa hanno contro il cibo, i mezzi di sussistenza e le infrastrutture del popolo?

Ma il popolo iraniano non si arrenderà.
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