Il governo norvegese sta valutando una legge che vieterebbe a cittadini e aziende del Paese di commerciare con gli insediamenti israeliani in Giudea e Samaria e a Gerusalemme Est, prevedendo per le violazioni pene fino a tre anni di reclusione.

Il provvedimento riguarderebbe importazioni ed esportazioni di beni, ma anche determinate operazioni immobiliari e servizi collegati agli insediamenti. La consultazione pubblica sul progetto di legge terminerà il 19 settembre.

Il ministro degli Esteri Espen Barth Eide ha sostenuto che le ragioni a favore della misura si sarebbero rafforzate con il deterioramento della situazione in Cisgiordania. Eide ha inoltre accusato Israele di essersi abituato a bollare come antisemiti i Paesi occidentali che ne criticano la condotta.

L’ambasciata israeliana a Oslo ha reagito duramente, definendo la proposta di criminalizzare il commercio «l’ultimo esempio dell’ossessivo attivismo anti-israeliano del ministro degli Esteri norvegese sulla scena internazionale».

Lo stesso Eide ha riconosciuto che gli scambi commerciali interessati sono limitati e riguardano soprattutto vino e alcuni prodotti agricoli: la portata della misura sarebbe quindi soprattutto politica e diplomatica.