«Non è la teoria l’essenziale, ma il programma pratico.» — Y.H. Brenner

Informazione israeliana in lingua italiana dal 7.10.2023

Argomenti

Israele/

Ultima ricezione 21:25

I Democratici chiedono l’esclusione di Otzma Yehudit dalle elezioni

Il partito israeliano I Democratici, guidato da Yair Golan, ha presentato alla Commissione elettorale centrale una richiesta formale per escludere Otzma Yehudit dalle elezioni del 27 ottobre.

Nella petizione, il partito di Itamar Ben Gvir viene accusato di minare il carattere democratico dello Stato di Israele e di incitare al razzismo. I Democratici sostengono inoltre che esponenti di Otzma Yehudit avrebbero utilizzato il proprio potere istituzionale per mettere in discussione lo Stato di diritto e l’autorità dell’Alta Corte.

La richiesta si concentra in particolare sull’operato di Ben Gvir come ministro della Sicurezza nazionale, accusandolo di aver interferito con l’attività della polizia e di aver agito in contrasto con decisioni della Corte Suprema.

Nel documento viene citata anche Tally Gotliv, numero due della lista di Otzma Yehudit ed ex deputata del Likud, alla quale viene contestata la divulgazione dell’identità di un funzionario dello Shin Bet. A giugno la Knesset le aveva concesso l’immunità parlamentare impedendone l’incriminazione per quella vicenda.

La mossa arriva pochi giorni dopo una richiesta speculare presentata proprio da Otzma Yehudit per escludere Ra’am e Mansour Abbas dalle elezioni, accusandoli di rifiutare il carattere ebraico dello Stato e di sostenere la lotta armata contro Israele.

Sarà ora la Commissione elettorale centrale a esaminare la richiesta contro Otzma Yehudit.
Condividi
TelegramWhatsAppFacebookX
Apri la pagina dell’articolo

Il problema di NAZA non è l’intelligenza artificiale

C’è un modo molto semplice per sbagliare completamente la discussione attorno a NAZA: negare ciò che sappiamo essere vero per contestare ciò che, invece, non è stato dimostrato.

Che Israele abbia utilizzato l’intelligenza artificiale durante la guerra di Gaza non è uno scandalo rivelato dal film di Yuval Abraham e Rachel Szor. È un fatto conosciuto da anni.

Unit 8200 ha sviluppato sistemi di riconoscimento facciale, strumenti di analisi audio, modelli linguistici in arabo e algoritmi capaci di filtrare enormi quantità di informazioni. Lavender, Habsora e gli altri strumenti entrati ormai nel vocabolario di questa guerra appartengono all’evoluzione naturale dell’intelligence militare contemporanea.

Pensare che nel 2026 un esercito tecnologicamente avanzato possa combattere una guerra senza machine learning, analisi automatizzata dei dati e sistemi di supporto decisionale significa semplicemente non sapere come funzionano oggi intelligence e targeting.

Il punto è un altro.

Un algoritmo può classificare un sospetto. Può correlare migliaia di intercettazioni. Può riconoscere un volto, stimare una posizione o indicare una probabilità.

Ma tra quell’indicazione e una bomba esiste — o deve esistere — una catena di responsabilità umana.

Ed è precisamente questa catena che deve essere esaminata.

NAZA formula accuse gravissime. Alcune si inseriscono in un quadro già ampiamente documentato. Altre no.

La più impressionante è quella secondo cui sarebbe stato autorizzato un attacco prevedendo fino a 500 morti civili.

Cinque cento.

Non dieci. Non venti. Cinquecento.

È una cifra capace da sola di cambiare la percezione dell’intera condotta della guerra.

Ed è anche una cifra che, oggi, non dispone pubblicamente di una prova indipendente.

L’IDF la nega categoricamente. Secondo fonti militari citate da Ynet, esistono naturalmente differenti livelli autorizzativi legati al danno collaterale previsto, ma si parla di numeri nell’ordine delle decine, non delle centinaia. L’esercito sostiene di non aver mai pianificato, autorizzato o condotto un attacco prevedendo 500 vittime civili.

Questo non dimostra automaticamente che l’IDF abbia ragione.

Ma significa che un’accusa di questa portata non può essere trasformata in fatto accertato semplicemente perché pronunciata da una figura anonima davanti a una telecamera.

Ed è qui che la discussione dovrebbe diventare adulta.

Yuval Abraham non ha inventato l’esistenza di Lavender. Non ha inventato l’utilizzo israeliano dell’intelligenza artificiale. Non ha inventato il concetto militare di danno collaterale previsto.

Ma dall’esistenza di questi strumenti non discende automaticamente che ogni affermazione contenuta nel suo film sia vera.

Questa equivalenza è giornalisticamente inaccettabile.

Allo stesso modo sarebbe intellettualmente disonesto, da parte israeliana, utilizzare l’eventuale falsità della storia dei 500 per sostenere che tutto ciò che viene raccontato sul targeting automatizzato sia propaganda.

La guerra moderna è molto più complessa.

L’intelligenza artificiale può rendere un esercito più preciso. Può ridurre errori. Può processare in pochi minuti informazioni che avrebbero richiesto giorni.

Ma può anche produrre il problema opposto: rendere possibile una quantità di decisioni operative che nessuna struttura umana avrebbe potuto assumere con quella velocità.

Ed è qui che si trova la vera questione morale.

Non se una macchina abbia materialmente premuto un pulsante.

Ma quanto tempo sia rimasto all’uomo per interrogare ciò che la macchina gli presentava come vero.

Quanto fosse approfondita la verifica.

Quanto fosse possibile dissentire.

Quanto spesso un suggerimento algoritmico sia stato realmente riesaminato e quanto spesso sia diventato, per inerzia, una presunzione da confermare.

Sono domande legittime.

Israele deve essere abbastanza forte da poterle affrontare.

Ed è proprio per questo che considero politicamente sbagliate le reazioni di chi propone di revocare la cittadinanza agli autori del film.

Non perché NAZA debba essere accettato come verità.

Esattamente per il motivo contrario.

Se contiene falsità, bisogna mostrarle.

Una per una.

Se qualcuno sostiene che furono autorizzati cinquecento civili come danno collaterale, bisogna chiedergli: quale operazione? quale obiettivo? quale data? quale livello autorizzativo? quale documento?

E se quella documentazione non esiste, bisogna dirlo con tutta la forza possibile.

La risposta più devastante alla propaganda non è la censura.

È il fact-checking.

La forza di uno Stato democratico non consiste nel pretendere che nessuno lo accusi.

Consiste nel poter rispondere alle accuse mostrando dove finiscono i fatti e dove comincia la narrazione.

Perché sull’intelligenza artificiale NAZA apre una discussione reale.

Sui cinquecento morti, invece, deve ancora fornire la prova fondamentale.

Ed è una differenza enorme.
Condividi
TelegramWhatsAppFacebookX
Apri la pagina dell’articolo

Netanyahu contro “NAZA”: «Intollerabile che questa propaganda venga dall’interno di Israele»

Il primo ministro Benjamin Netanyahu è intervenuto duramente contro “NAZA”, il documentario israeliano premiato alla Mostra del Cinema di Venezia che accusa Israele di aver utilizzato sistemi di intelligenza artificiale per colpire deliberatamente civili nella Striscia di Gaza.

Netanyahu ha definito il film «scioccante» e ha aggiunto: «Combattiamo in tutto il mondo contro l’incitamento antisemita, ma quando arriva dall’interno di Israele è intollerabile».

Il premier non ha tuttavia indicato di aver visto personalmente il documentario, che non è ancora stato distribuito su larga scala. Le accuse contenute nel film sono state respinte anche dall’IDF, i cui vertici stanno cercando di ottenere una copia completa dell’opera per esaminarla nel dettaglio.

Netanyahu ha poi collegato la vicenda alla campagna elettorale, attaccando Yair Golan per le sue precedenti dichiarazioni contro la condotta israeliana a Gaza e cercando di associarlo a Gadi Eisenkot attraverso l’accordo elettorale tra i rispettivi partiti.

Eisenkot, però, aveva già condannato “NAZA”, definendolo «un quadro distorto e unilaterale» capace di arrecare danno a Israele.

Il caso del film continua quindi a trasformarsi in uno scontro politico interno, mentre restano da verificare nel merito molte delle accuse avanzate dagli autori contro l’IDF.
Condividi
TelegramWhatsAppFacebookX
Apri la pagina dell’articolo

Il Primo Ministro Benjamin Netanyahu: Abbiamo ottenuto un'altra grande vittoria contro Hezbollah

Inoltrato da Lion Udler

Abbiamo distrutto la sua principale roccaforte terroristica nelle montagne del
Beaufort
e nelle montagne di Ali Al-Taher.

La nostra politica è chiara: continueremo a distruggere le infrastrutture terroristiche nella zona di sicurezza in Libano. Continueremo a eliminare ogni minaccia per lo Stato di Israele.

E da qui, rivolgo un messaggio ai nostri nemici:
se non avete ancora imparato la lezione, e decidete di attaccarci di nuovo, riceverete colpi ancora più pesanti
. C'è ancora molto lavoro da fare, e con l'aiuto di Dio, lo completeremo.
Condividi
TelegramWhatsAppFacebookX
Apri la pagina dell’articolo

Il Capo di Stato Maggiore dell'IDF: Secondo le informazioni disponibili finora, questo non è un film di critica nei confronti delle Forze di Difesa Israeliane (IDF), né un tentativo di accertare la verità

Inoltrato da Lion Udler

Il Capo di Stato Maggiore dell'IDF, Generale Eyal Zamir, contro i creatori del film NAZA:

Secondo le informazioni disponibili finora, questo non è un film di critica nei confronti delle Forze di Difesa Israeliane (IDF), né un tentativo di accertare la verità. Si basa su accuse infondate, una distorsione intenzionale della realtà e accuse false e gravi contro i soldati e i Comandanti dell'IDF.

Questo è un atto contro lo Stato di Israele, non solo contro l'IDF. Adotta narrazioni di nemici di Israele, diffama i nostri soldati e Comandanti e cerca di presentare l'IDF come un'organizzazione che agisce deliberatamente in modo illegale. Questo è un tentativo pericoloso di privarci della legittimità di difenderci dai nostri peggiori nemici, e di mettere così a rischio la vita dei nostri soldati e Comandanti.
Non permetteremo che i nostri soldati diventino un bersaglio attraverso menzogne e accuse infondate. Di fronte a un tentativo del genere, è necessario agire con determinazione, utilizzando tutti i mezzi a nostra disposizione: legali, operativi e di comunicazione.


Il Capo di Stato Maggiore ha ordinato una serie di misure:

• Creazione di un team multidisciplinare, guidato dal Capo del dipartimento di pianificazione, per elaborare strategie e strumenti per contrastare le accuse false rivolte all'IDF e ai suoi soldati, coinvolgendo esperti israeliani e internazionali.

• Il Capo di Stato Maggiore ha incaricato il procuratore militare di esaminare e promuovere le possibili azioni legali nei confronti del film e dei suoi responsabili, in particolare a causa della diffusione di accuse false contro i soldati dell'IDF e delle possibili conseguenze sulla loro sicurezza personale e sulla sicurezza dello Stato.

• Esame degli aspetti relativi alla sicurezza delle informazioni e dei possibili coinvolgimenti relativi alla fuga di materiali classificati utilizzati per la produzione del film.
Condividi
TelegramWhatsAppFacebookX
Apri la pagina dell’articolo

Il divieto di accendere fuochi in aree aperte in tutto Israele è stato prorogato fino alla fine di settembre

Il commissario per i vigili del fuoco e il soccorso, Yael Kaspi, ha prorogato il divieto di accendere fuochi in aree aperte fino a mercoledì 30 settembre, a mezzanotte. Il decreto è stato emesso a causa delle condizioni meteorologiche estreme che aumentano il rischio di incendi.
Condividi
TelegramWhatsAppFacebookX
Apri la pagina dell’articolo

Netanyahu ha chiesto di stanziare fondi aggiuntivi per l’IDF, Lapid ha posto come condizione l'eliminazione dei fondi per gli esenti dal servizio ultra-ortodossi

Il Primo Ministro Benjamin Netanyahu ha tenuto un briefing sulla sicurezza con il leader dell'opposizione Yair Lapid, alla presenza del Vice Capo di Stato Maggiore. Dall'ufficio di Lapid è stato comunicato che, durante l'incontro, Netanyahu ha chiesto di modificare la legge di bilancio per destinare ulteriori fondi al sistema di sicurezza. Lapid ha risposto che sostiene l'allocazione di fondi per rafforzare le Forze di Difesa Israeliane (IDF), ma ha chiarito che la fonte di finanziamento non può derivare da un aumento delle tasse per la classe media e per i riservisti.

Secondo Lapid, l'iniziativa dovrebbe essere finanziata attraverso la riduzione dei fondi della coalizione e l'eliminazione dei finanziamenti per gli esenti dal servizio militare ebrei ultraortodossi. In tal caso, l'opposizione sosterrà la proposta anche in Knesset.
Condividi
TelegramWhatsAppFacebookX
Apri la pagina dell’articolo

Fauda sfonda nel mondo arabo: sullo schermo l’orrore del 7 ottobre

«È la cosa più importante che abbia fatto nella mia carriera». Avi Issacharoff, coautore di Fauda insieme a Lior Raz, commenta così l’impatto della quinta stagione, dedicata al 7 ottobre e alle sue conseguenze. Due episodi affrontano direttamente gli orrori di quella giornata; gli altri ne raccontano il trauma e le ripercussioni.

Il successo attraversa anche il mondo arabo. Secondo le classifiche di FlixPatrol, nel fine settimana Fauda ha raggiunto il primo posto tra le serie Netflix in Libano. Venerdì era seconda in Giordania, con piazzamenti importanti anche negli Emirati Arabi Uniti e in Arabia Saudita. Un risultato che ha sorpreso gli stessi autori.

Issacharoff spiega che l’obiettivo non era realizzare uno strumento diplomatico per Israele, ma raccontare, da israeliani, una storia sentita come un’urgenza personale. Rivolge però un’accusa durissima agli organismi governativi: a suo giudizio, dopo il fallimento del 7 e dell’8 ottobre, continuano a essere inadeguati anche nella comunicazione internazionale, lasciando agli avversari uno spazio pressoché incontrastato.


Alcuni utenti sui social hanno scritto di aver compreso per la prima volta, attraverso la serie, che cosa fosse accaduto in Israele il 7 ottobre 2023. Sono testimonianze individuali, non la prova di un cambiamento generalizzato dell’opinione pubblica, ma meritano attenzione.

Il punto non è scambiare una fiction per un documentario, né una classifica di ascolti per una conversione politica. È riconoscere una possibilità: un racconto può aprire uno spazio di ascolto anche dove una dichiarazione ufficiale troverebbe soltanto ostilità. E portare lo spettatore a vedere nelle vittime israeliane non un’astrazione geopolitica, ma esseri umani.
Condividi
TelegramWhatsAppFacebookX
Apri la pagina dell’articolo

Svezia, il centrosinistra sfiora la vittoria: Israele rischia di perdere un altro alleato europeo

La Svezia potrebbe cambiare nuovamente rotta nei confronti di Israele.

Il centrosinistra di Magdalena Andersson è avanti di un soffio nelle elezioni: con la maggior parte dei voti scrutinati, il blocco progressista è proiettato a 176 seggi contro i 173 del centrodestra del premier Ulf Kristersson. Un margine minimo, ma sufficiente, se confermato, per riportare i Socialdemocratici al governo.

Per Israele non sarebbe un cambiamento marginale.

I Socialdemocratici sostengono la sospensione dell’Accordo di associazione tra Unione Europea e Israele, nuove sanzioni legate agli insediamenti, il divieto di importazione dei loro prodotti e il ripristino dei finanziamenti svedesi all’UNRWA.

Non sarebbe neppure una novità: fu proprio un governo socialdemocratico, nel 2014, a riconoscere unilateralmente lo Stato palestinese, provocando una delle più profonde crisi diplomatiche tra Stoccolma e Gerusalemme.

Sul fronte opposto arretrano i Democratici Svedesi di Jimmie Åkesson, tra le forze europee più apertamente schierate a sostegno di Israele. Il partito è proiettato al 17,6%, contro il 20,5% del 2022, e scivolerebbe dal secondo al terzo posto.

I Democratici Svedesi chiedono di revocare il riconoscimento dello Stato palestinese e hanno sostenuto il trasferimento dell’ambasciata svedese a Gerusalemme, pur mantenendo posizioni critiche sugli insediamenti e sull’estremismo israeliano.

La partita resta appesa a pochissimi seggi. Ma la posta in gioco per Gerusalemme è già evidente: se Andersson tornerà al governo, Israele potrebbe ritrovarsi con un altro importante Paese europeo deciso a trasformare la pressione politica in misure concrete.
Condividi
TelegramWhatsAppFacebookX
Apri la pagina dell’articolo

Lieberman accusa i registi di Naza di diffamare Israele e le IDF per fama nei festival

Avigdor Lieberman si scaglia contro i registi di “Naza”:

«Gli "artisti" israeliani Yovel Abraham e Rachel Shor, che si definiscono "registi", hanno preso la guerra imposta a Israele dopo il massacro del 7 ottobre e l'hanno trasformata in una serie di diffamazioni e accuse infamanti contro lo Stato di Israele, contro le IDF e i nostri meravigliosi soldati.

Ci sono persone che, per un momento di gloria e applausi in un festival, sono disposte a vendere il proprio paese. Fortunatamente, sono una piccola, infelice e inconsistente minoranza, rilevante solo nei corridoi folli dei festival antisemiti che si travestono da portatori di moralità.

Sanno bene che, senza un film che diffama Israele e le IDF, nessuno saprebbe chi sono. Quando non c'è talento, si costruisce una carriera a spese del proprio paese.»
Condividi
TelegramWhatsAppFacebookX
Apri la pagina dell’articolo

Scontro aperto tra Jared Kushner e Benjamin Netanyahu sulle conseguenze dell’attacco del 2025 a Doha

Scontro aperto tra Jared Kushner e il Likud di Benjamin Netanyahu sulla vera conseguenza dell’attacco israeliano contro la leadership di Hamas a Doha del settembre 2025.

Kushner, intervenendo alla Yalta European Security Conference, ha definito il raid israeliano contro il quartier generale di Hamas in Qatar «terribile» e militarmente fallimentare, sostenendo che l’operazione contribuì all’isolamento internazionale di Israele.

Secondo Kushner, Washington sfruttò proprio quella situazione per aumentare la pressione sul governo israeliano e portarlo ad accettare l’accordo dell’ottobre 2025 per il cessate il fuoco e la liberazione degli ostaggi.

Una ricostruzione che il Likud respinge nettamente.

Il partito di Netanyahu sostiene, al contrario, che l’attacco contro la leadership di Hamas in Qatar fu uno degli elementi che contribuirono a costringere Hamas a modificare la propria posizione negoziale.

Secondo il Likud, furono la decisione di Netanyahu di inviare l’IDF a Gaza City, l’attacco contro i vertici di Hamas a Doha e la forte pressione esercitata dal presidente Donald Trump a portare Hamas ad abbandonare le proprie richieste e ad accettare la liberazione degli ostaggi rimasti nella Striscia.

Le due versioni descrivono quindi lo stesso episodio in maniera quasi speculare.

Per Kushner, il fallimento operativo di Doha indebolì diplomaticamente Israele e fornì agli Stati Uniti la leva necessaria per spingerlo verso l’accordo.

Per il Likud, invece, Doha fece parte della pressione militare che convinse Hamas che la propria leadership non era al sicuro neppure fuori dalla Striscia.

Un punto, tuttavia, rimane incontrovertibile: l’operazione del 9 settembre 2025 non raggiunse il suo obiettivo immediato. I principali dirigenti di Hamas presi di mira sopravvissero, mentre furono uccisi cinque membri di rango inferiore dell’organizzazione e un agente della sicurezza qatariota.

La disputa riguarda dunque soprattutto ciò che accadde dopo: se il raid abbia indebolito la posizione negoziale di Israele, come sostiene Kushner, oppure aumentato quella pressione complessiva su Hamas che, insieme all’intervento americano, condusse infine all’accordo, come sostiene il Likud.
Condividi
TelegramWhatsAppFacebookX
Apri la pagina dell’articolo

Il Ministro della Cultura israeliano Miki Zohar chiede revoca della cittadinanza ai creatori di “NAZA”

Il Ministro della Cultura israeliano Miki Zohar ha annunciato che agirà per chiedere la revoca della cittadinanza israeliana ai creatori di “NAZA”, film fortemente critico nei confronti delle Forze di Difesa Israeliane e dello Stato di Israele.

Al centro del film vi sarebbero le testimonianze di 24 presunti militari e membri dell’apparato di sicurezza israeliano. Ed è proprio qui che emerge uno dei principali problemi metodologici della narrazione proposta da “NAZA”: i testimoni sono anonimi e lo spettatore non dispone degli strumenti necessari per verificarne autonomamente identità, grado, reparto, funzione, periodo di servizio o effettiva conoscenza dei fatti raccontati.

In assenza di elementi pubblicamente controllabili, non è possibile escludere omissioni, ricostruzioni inesatte, testimonianze non rappresentative o, nell’ipotesi più estrema, dichiarazioni inventate.

Dettagli fondamentali quando accuse di eccezionale gravità vengono trasformate in un’opera cinematografica destinata a influenzare l’opinione pubblica internazionale.

L’IDF ha respinto la rappresentazione proposta dal film e contestato le accuse relative alle proprie procedure operative.

La polemica sollevata da Zohar apre parallelamente una questione diversa: quella giuridica. Il Ministro della Cultura non può revocare autonomamente la cittadinanza israeliana a qualcuno per avere realizzato un film, indipendentemente dalla durezza delle accuse rivolte allo Stato.
Condividi
TelegramWhatsAppFacebookX
Apri la pagina dell’articolo

Il Ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha dichiarato che la catena montuosa di Ali Al-Taher è parte della Linea Gialla e dell’area di sicurezza israeliana nel sud del Libano

Dopo la distruzione dei tunnel e delle infrastrutture di Hezbollah presenti nella zona, le forze dell’IDF sono state dispiegate sulla catena montuosa per impedirne il ritorno.

«Chiunque si avvicini alla catena montuosa di Ali Al-Taher sarà distrutto», ha affermato Katz.

Secondo il Ministro, l’area di sicurezza si estende per circa 700 chilometri quadrati, dalla costa occidentale attraverso la fortezza di Beaufort fino alla regione del Monte Hermon.

Katz ha inoltre ribadito che Israele non intende ritirare o riorganizzare le proprie forze finché Hezbollah non sarà disarmato in tutto il Libano.

L’IDF continuerà quindi a operare nell’area contro uomini, tunnel e altre infrastrutture di Hezbollah, neutralizzando le minacce alle forze israeliane sia in superficie sia nel sottosuolo.
Condividi
TelegramWhatsAppFacebookX
Apri la pagina dell’articolo

Israele Senza Filtri ha ora una casa propria

Nasce il sito di ISF, naturale evoluzione di un progetto che negli anni è diventato qualcosa di più di un canale d’informazione: una comunità militante, eterogenea, indipendente, costruita intorno a Israele e alla necessità di raccontarlo senza chiedere permesso.

Israele Senza Filtri non pretende di essere neutrale. Siamo sionisti e lo dichiariamo apertamente. Ma essere schierati non significa rinunciare ai fatti, alla verifica delle fonti, alla complessità o alla capacità di criticare anche il proprio campo quando lo riteniamo necessario.

La nostra idea di sionismo non è quella di una cittadella assediata né di una semplice difesa d’ufficio dello Stato d’Israele. È l’affermazione del diritto del popolo ebraico all’autodeterminazione nella propria terra, ma anche la difesa di una certa idea di Occidente: libertà individuale, pluralismo, responsabilità, democrazia e rifiuto dei fanatismi religiosi e degli estremismi politici.

Per questo ISF è anche una comunità profondamente eterogenea. Non chiediamo uniformità ideologica e non aspiriamo a rappresentare l’intero mondo sionista. Vogliamo piuttosto contribuire a renderlo più informato, più combattivo, più consapevole e meno dipendente dalle narrazioni costruite da altri.

Il sito nasce per dare struttura e profondità a questo lavoro: notizie, analisi, approfondimenti, editoriali e le nostre rubriche avranno finalmente uno spazio stabile, consultabile e aperto anche a chi non ci segue quotidianamente su Telegram.

Lo presentiamo quindi anche alle altre realtà sioniste italiane non come un concorrente, ma come una voce ulteriore in un ecosistema che ha bisogno di più voci, non di meno.

Non saremo sempre d’accordo. Ed è giusto così.

Il sionismo, se è vivo, non può essere un coro.

«Non è la teoria l’essenziale, ma il programma pratico.»
— Yosef Haim Brenner

www.israelesenzafiltri.org
Condividi
TelegramWhatsAppFacebookX
Apri la pagina dell’articolo

IDF elimina due membri dell’unità ingegneria di Hamas a Gaza City

L’IDF ha annunciato di aver eliminato nella zona di Gaza City Hassan Ali Abu Nada e Abd al-Rahim Ahmad Khalil Khawa, due membri dell’unità di ingegneria dell’ala militare di Hamas.

Secondo le Forze di Difesa Israeliane, i due erano recentemente coinvolti nella produzione e nello sviluppo di armamenti, nella preparazione di attacchi contro le truppe israeliane e i civili e nei tentativi di ricostituire le capacità militari di Hamas.

L’IDF afferma che queste attività costituivano una violazione sistematica del cessate il fuoco e che l’operazione è stata condotta per neutralizzare la minaccia rappresentata dai due uomini.

Prima dell’attacco, secondo il comunicato militare, sono state adottate misure volte a ridurre il rischio per i civili, tra cui l’impiego di munizioni di precisione e la sorveglianza aerea.

Le forze del Comando Sud rimangono schierate nell’area conformemente all’accordo e, precisa l’IDF, continueranno a intervenire contro qualsiasi minaccia imminente.
Condividi
TelegramWhatsAppFacebookX
Apri la pagina dell’articolo

Salvini critica il festival di Venezia per il sostegno ai ProPal e ricorda il 7.10

Inoltrato da Lion Udler

Matteo Salvini:

Ho seguito, da appassionato, le vicende del festival del cinema di
Venezia
. Quest'anno mi sembrava tutto fuorché un festival del cinema: dove giustamente c'erano ProPal ovunque e standing ovation per i ProPal, io ricordo che il 7 ottobre 2023 c'è stata la più grande strage di ebrei dal dopoguerra a oggi, quindi occorre equilibrio. Anche perché la caccia agli ebrei nel 2026 ci riporta indietro a un passato drammatico.
Condividi
TelegramWhatsAppFacebookX
Apri la pagina dell’articolo

Al Bano questa sera in concerto a Tel Aviv

La musica italiana torna protagonista in Israele: questa sera, 13 settembre, Al Bano Carrisi salirà sul palco dell’Heichal HaTarbut di Tel Aviv per la sua unica data israeliana.

Il cantante italiano, 83 anni e oltre mezzo secolo di carriera, sarà accompagnato dalla sua orchestra in un concerto di circa un’ora e quaranta. In programma alcuni dei brani che hanno segnato generazioni di pubblico italiano e internazionale: Felicità, Libertà, Nostalgia, Sempre sempre e Sharazan.

La presenza di Al Bano assume inevitabilmente anche un significato particolare in un momento nel quale molti artisti internazionali hanno scelto di tenersi lontani da Israele. Lui, invece, questa sera sarà sul palco di Tel Aviv.

Non politica, ma forse qualcosa di altrettanto semplice e importante: normalità, cultura e musica. E per una sera sarà anche un pezzo d’Italia a risuonare nel cuore di Tel Aviv.

Il concerto inizierà alle 20:00 all’Heichal HaTarbut.
Condividi
TelegramWhatsAppFacebookX
Apri la pagina dell’articolo
Orari di Gerusalemme · Contenuti dal canale originale
IL TUO SOSTEGNO

Sostieni Israele Senza Filtri

Il tuo contributo sostiene il nostro lavoro quotidiano da Israele e lo sviluppo del sito. Aiutaci a portare questa voce più lontano.

Dona con PayPal